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Fase post Coronavirus: una risposta dal prolungamento dei programmi finanziati dai fondi SIE 2014-2020?


Scritto da Alessandro Valenza
Pubblicazione 25 March 2020

Assistiamo al quotidiano eroismo dei nostri concittadini impegnati negli ospedali a gestire situazioni gravissime, ma anche nei supermercati a garantirci un minimo di normalità. Ognuno è chiamato a fare il proprio dovere.
 
Anche noi a t33 ci siamo chiesti come e dove possiamo aiutare. Abbiamo pensato che avendo la fortuna di non essere in prima linea, è nostro obbligo pensare al “dopo” e ragionare sulla “ricostruzione” che ci impegnerà quando la pandemia sarà finita. Abbiamo iniziato a ragionare su cosa suggerire alle istituzioni per massimizzare l’uso delle risorse. Abbiamo concordato che la cosa fondamentale è che città e regioni abbiano la possibilità di riiniziare ad investire velocemente anche grazie alle risorse UE per una ripresa sostenibile.

 
Il fattore tempo è infatti determinante per poter limitare la crisi economica che, come è facile prevedere, sarà ancora più dura nelle aree già deboli dell’Unione. Se il tempo è determinante è anche importante ragionare fuori dagli schemi. Uno di questi schemi è il ciclo di programmazione della politica di coesione.
 
Quello che proponiamo è forse l’uovo di Colombo: considerare la situazione di emergenza e rompere il tabù dei sette anni di programmazione, prevedendo un prolungamento del periodo di programmazione.

 


I vantaggi sarebbero evidenti: immediata disponibilità delle risorse, possibilità per le amministrazioni di concentrare le energie sull’implementazione utilizzando la strumentazione già disponibile (ITI, CLLD, strumenti finanziari, schemi di bando per le imprese), garanzia di processi già in essere (sistemi di monitoraggio, controllo e auditing ) nel quadro di una governance consolidata.
 
Consulta l’intera proposta come formulata dagli esperti di t33.





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